Lo scandalo: Facebook afferma che sono un minchione.

Lo scandalo Facebook e Cambridge Analytica, ha sollevato un polverone che non dovrebbe stupirci più di tanto. Ciò che dovrebbe scuoterci è che le grandi società ci considerano alla stregua delle capre. E se ne avessero tutte le ragioni e gli interessi per farlo?

Mi lascia perplesso chi in questi giorni dello scandalo Facebook esorti a cancellarsi dalla piattaforma e utilizzare solo Whatsapp, già solo per il fatto che quest’ultimo è stato acquisito dal primo in epoche non troppo remote. Poi, ammesso che cancellarsi da Facebook possa portare a dei benefici reali, chi afferma queste cose, o ha degli interessi precisi, o semplicemente non sa che cosa sta dicendo.

E come la mettiamo con le elezioni di Trump sollevate proprio dallo scandalo facebook? Sì certo, è assolutamente probabile che siano stati influenzati i voti degli elettori, ma gli elettori hanno comunque una matita in una mano controllata dal proprio cervello, fino a prova contraria.

Senza entrare nel merito dello scandalo Facebook e Cambridge Analityca, anche perché non sono un giornalista e, per primo, c’ ho capito quasi un cazzo, vorrei sfruttare l’argomento per sollevare il mio disappunto. Sì, perché alla fine di tutta sta bagarre, il vero scandalo è che Facebook afferma che sono un minchione!

A sentire le dichiarazione di questo quello e quell’altro, pare proprio che io non sappia decidere e capire. Dallo scandalo Facebook, o chi per esso, ho appreso che utilizzando contro di me le foto dei miei gatti e i post in cui scrivo cose sconnesse tentando di fare colpo sugli amici, sono soggiogato al punto che potrei votare per Trump. Pazzesco, sono in balìa dei poteri forti e non lo sapevo. Quindi? Quindi tutti via da Facebook che c’ ha preso in giro e tutti su Whatsapp che invece è il bene e non produce scie chimiche.

E’ evidente che c’è confusione. Andiamo con ordine.

Non puoi cancellarti da Facebook

Sebbene esistano procedure che lo permettono, in realtà da Facebook non puoi cancellarti. Non è solo una questione di regole che, tra l’altro, accetti al momento dell’iscrizione (di fatto un account di Facebook si può solo sospendere e/o nascondere), ma tutti i tuoi dati, foto, post, video, insomma qualsiasi cosa, sono conservati in eterno sui server di Facebook, sparsi chissà dove per il mondo. Non c’è modo di cancellarli, perciò, anche qualora tu decidessi di toglierti da Facebook, non fai altro che sospendere le tue attività. In pratica, faresti prima a non usarlo più. Ma a questo punto basterebbe usarlo con parsimonia e consapevolezza. No?

Google, ad esempio, consente di cancellare tutti i tuoi dati e ti permette di backupparli dove meglio credi. Dopo questo scandalo Facebook, probabilmente dovrà farlo anche anche Zuckemberg. Ma, per quanto questo possa disturbarti, non hai modo di verificarlo di persona, devi andare sulla fiducia. Fino ad adesso ti sei sempre fidato anche di Facebook, giusto? E’ tutto un magna magna!

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Ed è proprio di fiducia che alla fine si parla. Esattamente come faresti camminando per strada: se qualcosa o qualcuno non ti convince e non è per te essenziale, semplicemente lo eviti. Mettiti al sicuro da chi o cosa non ti fidi e, anzi, in generale diffida a priori finché non hai approfondito. Cosa voglio dire con questo? Semplicemente che tutto ciò che normalmente passa sulla rete non è dettato da Dio, ma da altri esseri umani come te. Ognuno di essi con interessi diversi nel farti arrivare i propri messaggi: quello che vuole fregarti e quello che invece vuole aiutarti. Solo e soltanto tu puoi sapere di chi fidarti e chi no. Esattamente come faresti nella vita reale.

Ci sono poi alcuni accorgimenti da adottare. Un esempio? Nessuno ha la verità in tasca, né soluzioni infallibili, le cose sono molto più complesse di come appaiono a primo acchito. Persino nello scandalo Facebook. Perciò, se ti arriva un messaggio di una signora incazzata che ti esorta a non pagare più la bolletta perché a causa dei furbi (i furbi sono sempre gli altri) le hanno aumentato la sua – per citare un esempio a caso -, sappi che si tratta probabilmente di una trollata gigantesca o magari di un esperimento sociale di Cambridge Analityca che sta sondando quanto sei influenzabile.

A proposito, tu stai già pagando per chi non paga. Ma non solo sulle bollette, in generale, su tutto. Questo mondo funziona proprio così. In Africa ad esempio ci sono bambini che pagano con la loro pelle il cobalto, un materiale che rende possibile il dispositivo da cui stai leggendo questo post. Ma se un bambino nero muore, chissene, se invece veniamo a conoscenza dello scandalo Facebook… Non ti è mai arrivato un messaggino da un bambino africano incazzato? No eh?

Nessuno può influenzarti se tu non lo vuoi.

Lo scandalo FacebookE’ chiaro che in questa epoca, i dati – sensibili e non – sono moneta sonante per le grandi aziende. Lo si capisce anche da tutte le card dei vari discount/negozi che hai nel portafogli. Davvero pensi che ne possiedi così tante perché il Carrefour e Mediaworld ti vogliono bene? O perché tu li adori? No, è che a te serve qualche sconto e in cambio cedi i tuoi dati: servono a capire quando, quanto e cosa compri e a farti proposte commerciali ad hoc. Tutto sommato non c’è nulla di male in questo. E’ un accordo tra le parti, non c’è alcun scandalo Facebook che tenga. Lo faceva anche il fruttivendolo della nonna che con metodi magari diversi, ma con gli stessi principi, sapeva se nel servire il suo quartiere fosse più saggio investire sulle banane o sulle mele.

Ma oggi c’è lo scandalo Facebook e Cambridge Analityca che, utilizzando i tuoi dati, può persino influenzare le tue decisioni! Questo è potenzialmente vero, ma fino ad un certo punto. I “poteri forti”, ti possono influenzare quanto vogliono, ma sei solo tu che poi decidi. Se prendi una decisione senza averci pensato, senza aver approfondito, senza aver messo sul tavolo i pro e i contro, non sei influenzato, sei scemo. O paraculo.

L’informatica è stata inventata dall’Uomo.

Non è vero che quando sei online sei in un mondo parallelo. Il mondo virtuale è assai coerente con quello reale, la differenze stanno solo nelle distanze che si possono raggiungere e la platea con la quale si ha a che fare. E’ per questo che questa società è un po’ più complicata rispetto a 20/30 anni fa.

Nel concetto di informatica c’è un po’ tutto: la pagina di Facebook, il sito web che stai vedendo in questo momento, il computer o lo smartphone da cui lo stai visualizzando, insomma, tutto ciò che normalmente utilizzi per il lavoro, per lo svago e per comunicare. Tutti i santi giorni. Tutto questo è assolutamente reale.

E lo sai che tutto ciò è stato creato dall’Uomo? Ovvero, tuoi simili. Perciò non considerare tutto ciò diabolico, non pensare che non sia alla tua portata. Convinciti invece che puoi impadronirti delle conoscenze giuste per sfruttare tutto questo a tuo vantaggio.

Anche la comunicazione fa parte dell’Umanità, da sempre. Come dicevamo sono cambiate le dinamiche, i metodi e l’ universalità delle informazioni. Ma tu resti sempre un essere consenziente con il pollice opponibile, già questo ti dovrebbe elevare al di sopra delle macchine e dell’informatica, oltre che a tante altre cose. Forse si tratta solo di avere l’approccio giusto verso degli strumenti che volente o nolente, ti si ripropongono nella vita di tutti i giorni.

Curiosità, è il pretesto per imparare.

La curiosità è alla base di un rapporto sano con la vita. Il che vale anche con il mondo virtuale. Anche se lo scandalo Facebook ti ha sconvolto sii curioso verso le piattaforme sociali. Anche se non vuoi averci a che fare, sappi che comunque fanno parte del nostro tempo, che è anche il tuo. Se lo ignori, non capirai molte cose. Le piattaforme sociali sono strumenti, come tali, posso essere usati bene o usati male, ma esistono e fanno numeri inimmaginabili. Forse proprio lo scandalo Facebook può darti un esempio concreto di cosa questo significhi e spronarti ad approfondire.

Se hai dei figli, potresti farti spiegare come si fanno i post, ad esempio, o farti spiegare la differenza tra tutti i social che esistono. Potresti scoprire un mondo che non avresti mai immaginato e capiresti molte cose che magari normalmente ti sfuggono. Non è che devi diventare un influencer, ma sicuramente, puoi giovare in qualche modo di un fenomeno che non si può ignorare.

E’ tutto studiato per essere veloce.

Nella logica della fruibilità, stiamo costruendo un mondo online veloce: deve essere veloce il sito a caricarsi, devo scorrere i post di Facebook velocemente, deve essere nella prima pagina di Google esattamente ciò che sto cercando e così via. Va tutto bene, anche questo fatto non è demoniaco. Viviamo tutti di corsa e quindi anche i mezzi di comunicazione si adattano a questo principio.

Quindi, sebbene da un lato siamo agevolati, dall’altra non dovremmo abbandonare il concetto di lentezza. Regalarsi qualche minuto in più per approfondire, è un esercizio che ci può mantenere sufficientemente vigili su ciò che ci capita intorno. Ad esempio, non considerare come notizia il titolo di un articolo, è già un passo avanti. Anche non usare tutti e quarantacinquemila social che esistono sulla piazza può essere una buona scelta. Oppure silenziarne le notifiche ogni tanto. Magari togliersi da tutti i duemila gruppi di Whatsapp e mantenere solo quelli davvero importanti. E se qualcuno ti scrive e aspetta la tua risposta perché stai facendo altro, non muore nessuno.

La conclusione che ti influenzerà. Ma anche no.

In conclusione, credo sia importante capire che il mondo online è lo specchio di quello reale e quindi adottare gli stratagemmi più adatti a superare certe situazioni, è un esercizio che in generale dovremmo già saper fare. Solo che nessuno, ad oggi, esprime interesse a far emergere questo dettaglio. Io credo che l’istruzione e la conoscenza siano alla base di un rapporto sano e profittevole con qualsiasi cosa della vita. Ancora di più se parliamo di strumenti così contemporanei e così veloci nell’evoluzione come i social network, il web e tutto ciò che ne concerne. Se metto un coltello in mano ad un bambino senza insegnarli che quello è uno strumento utile per mangiare, ma con cui può farsi male, sono scemo io, non il bambino.

Quindi, cara Facebook, Cambridge Analityca e compagnia bella: io non sono un minchione. Semmai, sono un bambino in mezzo a dei grandi – molto più grandi di me – che non spiegano per bene che cosa mi stanno mettendo tra le mani. Ora, dopo lo scandalo Facebook, è auspicabile che siamo un po’ cresciuti ed è forse giunto il momento di pretendere insegnamento, informazione e prospettive condivise per un utilizzo consapevole e sereno di uno degli strumenti più affascinanti e complessi che siamo stati in grado di concepire: il web. Altrimenti si inizierà ad additare la libertà del web come il male da debellare anziché il bene da coltivare.

E pensando a temi come la web tax o alle riforme sull’editoria digitale, se fosse proprio questa la deriva che si sta prendendo utilizzando certi scandali come pretesto per influenzare l’opinione pubblica?

Devir Vinz

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